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DUE PAROLE...TANTO PER ESSERE CHIARI (leggi)





Il Positive Self Talk Antipanico in TV

La seconda attenzione e gli attacchi di panico



Come promesso in un mio precedente post, proseguo col chiarire alcuni aspetti di un comportamento da parte di taluni soggetti, che desiderosi di compiacere se stessi o per semplice tornaconto personale, tentano di interpretare alcuni concetti del Positive Self Talk Antipanico, giungendo alle conclusioni più erronee, e creando confusione in coloro che invece vorrebbero davvero capire.

Si è provato ad interpretare alcune tecniche del PSTAP, banalizzandole, parlando ad esempio di semplice "distrazione" dal problema degli attacchi di panico, laddove si sarebbe dovuto parlare invece, di sviluppo di una "seconda attenzione". Distogliere infatti la mente da una crisi di panico semplicemente tentando di distrarsi non farebbe che acuire il problema, mentre prendere coscienza che esiste una seconda attenzione ed utilizzare quest'ultima per far comprendere al nostro io conscio che gli attacchi di panico sono solo una illusione, è tutto un altro discorso.

Proverò a rendere più chiaro il concetto, pubblicando una mail che ho ricevuto recentemente, nella quale, lo scrivente mi metteva a conoscenza di un curioso episodio occorsogli.

" Caro Prof. Simonet, questo pomeriggio, mi è capitato di vivere una strana situazione, che mi ha fatto riflettere su qualcosa che lei ha scritto nel suo libro, e mi ha dato modo di mettere in pratica una delle tecniche da lei suggerite. Mi recavo presso un supermercato distante un paio di isolati dalla mia abitazione, per fare degli acquisti. Già durante il tragitto sentii montare una particolare agitazione, l'ansia si stava impadronendo di me. Giunto a varcare l'ingresso del locale, mi sentivo preda di una grande confusione, e mentre percorrevo le corsie tra gli scaffali di prodotti, mi sembrava addirittura di barcollare. Ad un certo punto, vicino al banco dei surgelati, i miei occhi, sgranati per lo stupore di una inaspettata sorpresa, si fissarono su di un simpatico musetto e su un paio di occhietti scuri e brillanti che spiccavano di una maliziosa intelligenza. 

Un Signore forse indiano, teneva in braccio una scimmietta. probabilmente un piccolo macaco. La visione, era straordinariamente inusuale, specialmente all'interno di un supermercato, e ne fui piacevolmente colpito, al punto che per i successivi due tre minuti, dimenticai completamente la mia situazione di alcuni istanti prima. 
Tornandomene a ricordare iniziò nuovamente il disagio, ma ricordando i suoi suggerimenti, dissi semplicemente a me stesso. " Stupido, prima non stavi più male dopo aver gioito per la presenza della scimmietta, ora che fai torni a sentirti male, solo perchè te ne sei ricordato? Lo vedi che è tutta una illusione?" 
Dette a me stesso queste parole, nel giro di pochi minuti il disturbo scomparì, altrettanto rapidamente di come era sopraggiunto..."

La mail continuava con altre parole di ringraziamento e con i saluti, ma il punto saliente di questa esperienza, è dato dal fatto che essa fa capire esattamente la differenza fra un tentativo di distrarsi e un episodio di "seconda attenzione" spontaneo, sul quale è necessario soffermarsi qualora ne capiti l'occasione, per far comprendere a noi stessi, che gli attacchi di panico altro non sono che una menzogna dell'inconscio, che la razionalità può sbugiardare e mettere a tacere per sempre.

Il lavoro su se stessi è duro, la strada è tortuosa e piena di dolore lo so, ma alla fine del tunnel c'è sempre la luce!

Written by, Alexandre Marcel Simonet











Rimodulazione del pensiero nel trattamento degli attacchi di panico

Cos'è che ci fa capire che ci troviamo di fronte ad un albero, quando stiamo guardando un albero?? Perchè guardando l'albero non diciamo: "Toh, che bella automobile!"???

Noi siamo il frutto di un condizionamento che abbiamo ricevuto fin dall'infanzia.

Se le nostre mamme e i nostri papà ci avessero detto: "Guarda, quello è un albero. Buono...ummmhh!" E nell'atto di dire ciò, ci avessero infilato in bocca una caramella o un altro cibo gustoso, saremmo cresciuti con la convinzione che gli alberi siano commestibili e con un buon sapore.

Questa ovviamente, sarebbe stata una "truffa" perpetrata ai nostri danni dai nostri genitori. Ed è così che agiscono gli attacchi di panico.

Noi viviamo una esistenza, in cui il nostro subconscio è in costante dialogo con il nostro io conscio. Ovvero, la coscienza inconsapevole è in continuo contatto con la coscienza consapevole. L'una si nutre dell'altra ed insieme formano il nostro equilibrio emotivo e psicologico.

L'insorgenza degli attacchi di panico, non fa altro che alterare questo equilibrio, facendo si, che il subconscio comunichi false informazioni al nostro io conscio.

Tornando all'esempio iniziale, come potremmo spiegare a quel bambino, divenuto ormai adulto che gli alberi non si mangiano? Quale sarebbe il modo migliore? Farglielo assaggiare ovviamente!!

Ed è qui che entra in gioco la terapia d'esposizione, uno dei punti cardine del Positive Self Talk Antipanico e di molte altre serie discipline psicologiche.

Alle immagini di una bella spiaggia deserta, o a quella di un supermercato troppo affollato, di una grande piazza vasta e desolata o di un cinema pieno di persone a cui dovrebbero corrispondere i concetti di pace, tranquillità, divertimento, piacevole compagnia e maestosità, l'errata comunicazione subconscia in un soggetto afflitto da crisi d'ansia e di panico, sostituisce quelli di paura, angoscia, soffocamento e smarrimento.

Dunque, la sola cosa che c'è da fare, è quella di dimostrare al nostro io conscio, che le cose non stanno come il nostro subconscio, alterato da questo disturbo, ci vorrebbe far credere.

Per fare ciò, però, bisogna armarsi di tutto il nostro coraggio ed affrontare le nostre paure. Appunto esporsi.
Senza "mostrare il petto" a ciò che più ci spaventa, non riusciremo mai a venirne fuori.

Uscite di casa e sfidate le vostre paure, c'è un mondo intero la fuori che sta aspettando delle persone meravigliose come voi!

Written by, Alexandre Marcel Simonet