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Il Positive Self Talk Antipanico in TV

I rimedi inadatti a "far passare l'ansia"


Mi è capitato recentemente, dando una occhiata ad alcuni siti che in internet propongono delle soluzioni per "far passare l'ansia" (parole testuali NdA) o addirittura gli attacchi di panico, di notare che tali suggerimenti, sono scritti a dir poco in maniera pressappochista, o perlomeno lasciano intendere immediatamente che molti di coloro, che tentano di trattare questo delicato argomento, in realtà ne sanno poco o nulla.

Per fortuna, come se inconsciamente questi "signori" si rendessero conto di scrivere delle corbellerie, essi stessi li definiscono "rimedi". Tutti sanno che rimedio, può essere definita la tisana della nonna, o la cura dello stregone, e questo fa si che la maggioranza delle persone dotate di un poco di conoscenza e discernimento, si guardi bene dal seguire tali consigli.

L'idea che ci si possa liberare dall'ansia, per mezzo di particolari tecniche di respirazione ad esempio è una delle più strampalate che possano esistere. Io mi rivolgo ad un pubblico che questo lo sa bene, perché lo vive sulla propria pelle, e lo faccio da persona che ha sua volta ha vissuto lo stesso problema sulla propria.

Anche io nel mio metodo, faccio un leggero riferimento ad una tecnica respiratoria, ma che ha il solo scopo di dimostrare a se stessi che nel massimo apice di una crisi ansiosa, la sensazione di soffocamento che l'accompagna è del tutto illusoria. Mai e poi mai mi sognerei di suggerire ad una persona che crede di soffocare e ha difficoltà persino a parlare o anche solo a pensare, di compiere degli esercizi di respirazione che lo liberino da tale angoscia. Questo lo può immaginare giusto qualcuno assolutamente ignaro di come funzionino questi meccanismi e di come ci si senta in quei momenti terribili. So con certezza che chi soffre di tali disturbi, sia d'accordo con me e abbia ben compreso ciò che intendo dire.

Un'altra grande (passatemi il termine) "bestemmia" che spesso mi capita di leggere, consiste nell'affermare che per liberarsi dall'angoscia dell'ansia, ci si debba auto-analizzare nel profondo per capire quali siano i "reali" motivi che cagionano questi stati.

Non mi stancherò mai di ripetere che ciò non serve assolutamente a nulla. Tanto è vero, che anche in questo caso, chi è afflitto da tali problemi, conosce benissimo le cause molto banali (anche se spesso drammatiche) che lo hanno condotto a tale situazione: Un mutuo da pagare, il non riuscire a far fronte ai suoi problemi economici, la morte di una persona cara, un trasferimento improvviso, la perdita di un lavoro, l'arrivo inaspettato di un figlio, un periodo di stress eccessivo, ecc. ecc.

Nella psicanalisi grazie all'ipnosi regressiva o al semplice sondare l'inconscio profondo, queste cause vengono portate alla luce e come ciò avviene, nella maggior parte dei casi, arriva la guarigione.

Quando parliamo di ansia e di attacchi di panico, questo però non avviene, semplicemente perché con ciò non hanno nulla a che vedere. L'evento scatenante lo si conosce benissimo ed è determinato da una data situazione (anche materiale es: bagno di folla in un supermercato, viaggio in aereo, nave, treno ecc.) capace di generare il primo stato d'ansia o addirittura attacco di panico della nostra vita, da mettere in relazione con ciò che in quel preciso periodo, stava generando in noi una condizione esagerata di stress.

Se questi "apprendisti stregoni", spesso spinti da interessi personali, si limitassero alla diffusione di queste inesattezze, il danno sarebbe più lieve, ma un'altro aspetto del problema sorge laddove queste persone, pur di acquisire autorevolezza in materia, tendono a screditare chi ha fatto di questo tema la missione della sua vita, e lo ha fatto con perizia e cognizione di causa, tentando di mistificare e confondere il senso delle conclusioni di quei pochi che sono stati in grado di fornire un contributo valido alla risoluzione di queste problematiche.

Per non annoiare e per evitare di creare troppa confusione, continuerò la spiegazione di quest'ultimo paragrafo, in un post di prossima pubblicazione.

Cordiali Saluti.


di Alexandre Marcel Simonet

16ma conferenza mondiale sul Positive Self Talk Antipanico



Oggi, 18 Maggio 2014 si è svolta ad Enid-Oklahoma, presso la sede della World Antipsichiatry Association, associazione no profit diretta dal professor Alexandre M.Simonet che si occupa della riabilitazione e della tutela legale delle vittime degli abusi psichiatrici, la sedicesima conferenza mondiale sul Positive Self Talk Antipanico, il medoto messo a punto dallo stesso Simonet e dalla sua equipe, per eliminare le crisi d'ansia e gli attacchi di panico che ne derivano.

Durante il convegno, i relatori hanno fatto il punto della situazione, illustrando ad una platea composta da gente comune e di "addetti ai lavori", i resoconti annuali e le statistiche relative ai risultati ottenuti a livello mondiale.

Dai loro rapporti il numero dei casi di persone che dichiarano di aver risolto i loro problemi mediante l'utilizzo del PSTAP, risulta notevolmente incrementato rispetto al precedente anno, e questo risultato sembra essere dovuto in gran parte alla costante opera di diffusione da parte di tutti i volontari che hanno dedicato molto del loro tempo ad informare il pubblico di questa opportunità, servendosi della grande visibilità offerta dai social networks.

La grande partecipazione di tutti coloro che sono intervenuti, anche solo con la loro presenza, ci ha resi fieri del nostro impegno e ha ripagato tutti i nostri sforzi. Il nostro obiettivo rimane il seguente: "Fare in modo che nessuno al mondo debba continuare a soffrire a causa degli attacchi di panico".

di Alexandre Marcel Simonet

Caffè: Il nemico "oscuro"




Molte volte vi sarà capitato di leggere articoli nei quali si viene messi in guardia dai pericoli dell'assunzione eccessiva di questa bevanda e di quanto essa possa influire negativamente nei soggetti ansiosi o a rischio di crisi di panico.

Ritengo l'argomento di tale rilevanza, tanto da sentire la necessità di scrivere anch'io qualcosa in proposito.

La prima considerazione che mi viene in mente, è quella di non poter fare a meno di notare, che spesso il problema, viene trattato con fin troppa leggerezza. In effetti di solito, perfino chi cerca giustamente di sensibilizzare su tale argomento, nel farlo si limita a sconsigliarne l'uso smodato.

Questo a mio avviso è un grande errore di valutazione, anzi di sottovalutazione del problema.

La caffeina è annoverata tra le sostanze stupefacenti, e viene utilizzata come insetticida. La sua tossicità è scientificamente dimostrata e pochi grammi sarebbero sufficienti a provocare gravi danni in un organismo sano, e persino causarne il decesso. Questo non è ovviamente il caso delle due-quattro tazze che generalmente il consumatore medio di caffè assume durante la giornata, infatti il quantitativo per tazza è espresso in milligrammi, ma quale persona ragionevole assumerebbe una sostanza tossica soltanto perché essa ha un buon sapore ed un profumo gradevole?

Quando ci rechiamo dal medico per parlargli di alcuni tipi di sintomi, capita di frequente di sentirsi porre la domanda: "quanti caffè beve al giorno?" e a seconda della risposta : " sarebbe meglio se lei riducesse..."

Ogni medico conosce molto bene i danni prodotti dalla caffeina, resta l'interrogativo comunque, del perché non ne venga sconsigliato in assoluto il suo utilizzo. Beh, qui entriamo nel dogma della scienza medica e preferiamo non indagare ulteriormente...

Per quello che ci riguarda però, è bene evidenziare che la caffeina, genera un aumento dell'adrenalina, stimolando il sistema nervoso simpatico, con relativo aumento dei battiti cardiaci associato a frequenti episodi extrasistolici.

Detto ciò dunque, come possiamo limitarci a sconsigliarne soltanto l'uso esagerato? Se le persone afflitte da disturbi della sfera emotiva e da attacchi di panico, ciò che più temono sono proprio l'aumento della frequenza cardiaca e la tachicardia, per quale stupido ed incosciente motivo dovrebbero far uso di una sostanza il cui principale effetto è proprio quello di provocare tali reazioni?

La nostra equipe di studio, ha condotto recentemente tutta una serie di esperimenti su numerosissimi volontari, ed i risultati sono stati tali, da dover scoraggiare l'utilizzo di questa bevanda (che tra l'altro è un "non nutrimento" ) anche in dosi veramente minime.

Come ho già accennato, la caffeina è una sostanza stupefacente, e come la stragrande maggioranza di dette sostanze, provoca dipendenza. Liberarsi dalla letargia indotta dall'astinenza da tale abitudine, potrebbe richiedere qualche giorno, ma di contro, i benefici saranno immediati e considerevoli. Se proprio non vorrete rinunciare al piacere di sorseggiare una tazza di caffè, esistono in commercio degli ottimi surrogati decaffeinati ormai talmente "evoluti", da conservare intatto tutto il gusto e l'aroma.


di Alexandre Marcel Simonet



L'Ansia



Ansia, stramaledetta subdola ansia. Qualcuno l'ha definita simile alla sensazione che si proverebbe se cento gatti ti graffiassero l'anima.

La netta sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere, a noi o alle persone a noi care. Realtà? Immaginazione? Premonizione? Sogno?  Fatto sta, che chi ne è soggetto la percepisce come reale.

Spesso questa angoscia crescente, si accompagna a sintomi che vanno dalla secchezza delle fauci, alla difficoltà a deglutire e a respirare il tutto condito da una
buona dose di extrasistole e tachicardia.

Ho detto sintomi? Ecco vedete, ci sono caduto anche io...sto trattando l'ansia come fosse una malattia, ma non lo è affatto! Essa è un atteggiamento mentale, così come lo sono gli attacchi di panico che da essa derivano. Chi conosce infatti l'una e gli altri, non faticherà a rendersi conto che i secondi sono soltanto una "forzatura" della prima.

E' tutto un crescendo di situazioni immaginarie e di scenari che noi rendiamo reali proiettandoli con la nostra mente, che determinano il progressivo passaggio da uno stato d'ansia che definiremo "blando", ad uno più intenso, via via fino nello sfociare in una vera e propria crisi di panico.

Si può essere ansiosi per anni senza per questo divenire obbligatoriamente dei sofferenti di attacchi di panico. Diciamo che tale condizione, la si può raggiungere, quando i nostri dubbi, le incertezze e le paure che ci rendevano ansiosi, vengono a trovare un appiglio anche nella realtà. Faccio un esempio per rendere meglio il concetto: Se a determinare i nostri stati ansiosi generalizzati, era la paura che ci sarebbe potuto venire a mancare un sostegno per il nostro benessere futuro, ecco che gli attacchi di panico subentreranno, nel caso che questo sostegno, venisse davvero a mancare.

Anche al contrario, se la nostra ansia era determinata da un qualcosa che non c'era ma sapevamo doveva arrivare, ecco che il panico, potrebbe giungere proprio in concomitanza dell'arrivo di ciò che attendevamo.
In ogni caso, non è di malattia che stiamo parlando, lo ribadisco, ma bensì di un atteggiamento, una condizione mentale sostenuta da una forte componente suggestiva.

Se comprendiamo ciò, capiamo anche che non possiamo sconfiggere una suggestione che rischia di diventare abitudine, semplicemente ingerendo dei farmaci o qualsiasi altra sostanza naturale o meno che essa sia.

Solo disinnescando i meccanismi, i delicati processi mentali che sono alla base di tale suggestione, possiamo sperare di liberarci dalla nostra inquietudine e da tutto quello che di negativo essa porta con sé. Il Positive Self Talk Antipanico, mette a nudo ognuno di questi fattori scatenanti, riducendoli a ciò che essi realmente sono, ovvero menzogne del nostro subconscio, che io chiamo : "balle" di sapone perché se poste dinnanzi alla luce del ragionamento queste bugie tendono a scoppiare e a sparire proprio come bolle di sapone, lasciando il posto alla rassicurante razionalità, che tutto rimette nella giusta direzione e prospettiva.

di: Alexandre Marcel Simonet